Accessori hand made che parlano d’arte e luoghi incantati: Alessandra Guareschi.

La bellezza che è vicina a noi.

Indossare accessori che sappiano di noi, del nostro mondo, dei sogni nel cassetto e dei desideri piccoli e tenaci che ci portiamo in tasca, in testa, ovunque per il mondo, a tracolla, oppure in un sorriso, quando sentiamo aria di bellezza intorno, nelle piccole cose. Accessori che fanno parte della nostra avventura.
Ecco, accessori così, come quelli della storia di Alessandra, che vi sto per raccontare qui, fatti a mano, con “lentezza”, cura e sapienza, per questo unici e sostenibili.
Scegliere bene, rivolgersi agli artigiani per un capo, un oggetto, un accessorio che non abbia tempo, che abbia carattere e duri una vita è un’azione che diventa amata, cercata e naturale.

È la semplice e “rivoluzionaria” realtà che sempre di più si diffonde, basta scegliere con consapevolezza qualcosa con dietro una storia, mani sapienti, ricerca continua. La bellezza è proprio vicina a noi!

Con ILYBI, ancora una volta, vi racconto una storia di artigianato coraggiosa, per conoscere da molto vicino le persone, i loro sogni, l’immaginario ed il processo creativo che porta a realizzare un manufatto.

Alessandra Guareschi, è la mente del piccolo brand MIMON, con il quale, da molti anni, trasporta tutte le sue estimatrici in sogni ad occhi aperti verso atmosfere favolose, miti della storia dell’arte, fantasie e soluzioni materiche che sanno di boschi dai colori rossastri e bruni, romantici ed avventurosi, per affrontare la quotidianità con uno spirito fantasioso, dolce e percettivo.


Chi è Alessandra?
Vivo a Lecce e creo accessori in tessuto (talvolta anche in maglia lavorata all’uncinetto): ho iniziato con le fasce per capelli da annodare, poi sono passata a quelle incrociate sulla fronte, double face; pian piano si sono aggiunti dei portachiavi, le pochette, gli scaldacollo (cilindroni di tessuto da usare al posto della sciarpa), i turbanti di lana, i cerchietti rigidi rivestiti a mano; oggi lavoro molto anche sulle borse e i borsellini con la chiusura click-clack, che mi piacciono tanto.

Quando hai iniziato il tuo lavoro di designer-artigiana? Come è nata in te questa decisione?

Ho deciso che doveva essere un “lavoro” sei anni fa, dopo delle delusioni professionali in altri campi (ho svolto un dottorato di ricerca in storia dell’arte contemporanea e lavorato per un’impresa che si occupa di beni culturali; sono anche una giornalista). Ma le mie mani hanno sempre amato i tessuti, i filati e le passamanerie. Tutto ciò che è “merceria”, insomma. Da un giorno all’altro ho iniziato a lavorare per me, investendo tutto il mio tempo in quello che è sempre stato un gioco e scoprendo che è probabilmente ciò che avrei voluto sempre fare. Voglio oggi “inseguire” la bellezza, stancarmi e sorridere col fiatone, cucitura dopo cucitura, fino a sfiorarla e andarle sempre più vicino.

Hai studiato Beni Culturali ed Arte, questo tuo percorso influenza le tue creazioni?
Le arti figurative costituiscono per me un immenso archivio della mente, che fa viaggiare nel tempo e nello spazio. Tutto ciò che ho guardato, che ho osservato e studiato negli anni scorre nei miei manufatti, nelle materie prime, nelle minuzie, negli accostamenti di colore. Non si vede, ma c’è. C’è tutto ciò che ho ammirato e amato.

Ci racconti qualcosa sul tuo processo creativo? Come scegli i tessuti, da quale input parte ogni tua creazione?
Di solito inizio proprio dai tessuti, li scelgo per colpo di fulmine visivo: la palette di colori, il pattern, le sensazioni che mi trasmettono. Li compro sia on line che nei negozi di Lecce e provincia o nei mercati, luoghi che adoro. Dunque, se il tessuto è fisicamente davanti a me, lo sfioro, lo tocco, ne intuisco la composizione; altrimenti, leggo attentamente sui siti da cui mi servo se si tratta di cotone, poliestere e via dicendo, per capirne la resa una volta cucito. In un secondo momento il tessuto “suggerisce” cosa può diventare: una fascia, una borsa o chissà, magari qualcosa di nuovo. Da circa due anni, uso molti tessuti stampati su richiesta (scelgo i pattern di designer internazionali e li stampo sul materiale che mi occorre). Se devo cucire una fascia, procedo molto velocemente, ma se si tratta di una borsa, penso gradualmente al modello, alla chiusura metallica più adatta, al peso e ad eventuali applicazioni. Infine, se il risultato mi piace davvero lo propongo agli altri, diversamente… nessuno lo vedrà. Ricomincerò dal principio finché non sarò soddisfatta.


Quali sono gli aspetti del tuo lavoro che ami di più e quali invece vorresti fossero diversi, migliori?
Amo meditare mentre cucio, rilassarmi, riflettere e divagare mentre l’ago fa il suo lavoro attraverso di me. È per questo che ho una particolare predilezione per il cucito manuale, oltre che all’indispensabile macchina da cucire. Adoro vedere la materia che si trasforma tra le mie mani, nuovi oggetti che nascono da una somma di gesti e di pazienza. Vorrei migliorare la mia tecnica, perché sono autodidatta: non posso far soltanto affidamento alle mie intuizioni, un corso specializzato sarebbe molto utile. Inoltre, vorrei una “stanza tutta per me” o, meglio, per Mimon, uno spazio abbastanza grande da avere a portata di mano tutto ciò che mi serve, per creare in tranquillità, con tanta musica e luce.

Esperienze che ti hanno ispirata e che ti ispirano?
Da bambina mi incantavo ad osservare le donne della mia famiglia intente a rammendare, a sferruzzare o a ricamare. Ho imparato così il punto a croce e le basi dell’uncinetto. Ma il cucito mi attirava forse più di tutto, forse per la bellezza dell’antica macchina da cucire che giaceva silenziosa nella casa della nonna, senza mai essere utilizzata. Eppure, intuivo che c’era stato un periodo in cui aveva avuto molto da lavorare. In generale, i negozietti di artigianato mi hanno sempre intrigato, mentre iniziavo a fare le prime prove con scampoli di tessuto acquistati per pochi soldi. All’università, la storia dell’arte mi ha aperto un mondo, in cui non trovavo alcuna distinzione tra l’arte più celebre e aulica e le arti applicate, miniera di infinite meraviglie. Mi ispirano, oggi, i grandi stilisti e gli artigiani più umili, ma non solo: chi lavora con passione e ama ciò che fa, senza considerare troppo gli schemi. Mi ispirano Bjork, Iris Apfel, Vivienne Westwood, ma anche le persone che incontro per strada.

Nel lavoro “cambiare” è un concetto diffuso, sfaccettato e a volte necessario. Tu cosa ne pensi? C’è qualcosa nel tuo lavoro che hai cambiato o sei portata a cambiare? 
Se non cambio, soffro. Conservo sempre il mio “filo conduttore”, ma è una base da cui partire per cercare, cercare sempre. Cambiare per migliorare, cambiare per rincorrere, come dicevo, la bellezza. Che poi, la bellezza, ad essere sinceri cambia spesso e non si può far altro che adeguarsi al suo mutamento per cercare di avvicinarla. Tutto scorre, come il tessuto sotto l’ago della macchina da cucire, come il filo che fa roteare il rocchetto mentre si unisce alla stoffa in un legame indissolubile.

Le cose belle che succedono con i tuoi clienti.
Mi piace mettermi nei panni degli altri. Per questo cerco di indovinare i desideri delle persone, quando scelgono i miei manufatti. Gioisco se piacciono, ma non mi sorprendo se non piacciono: mi fanno sorridere, per esempio, i compagni di alcune clienti, che le guardano straniti quando provano una fascia o bramano per una borsetta. Cosa colpisce delle mie creazioni? Chi le vede dal vivo, nei mercatini a cui partecipo, spesso resta colpito dai tessuti: le fantasie sono scelte con cura e sono anche piuttosto …strane, talvolta. Non solo fiori e pois, insomma, ma tanta frutta, icone come Frida Kahlo, Wonder Woman e Jack Skellington (il protagonista di Nightmare before Christmas), gatti e bradipi. Chi compra i manufatti Mimon on line, dallo shop sulla piattaforma internazionale Etsy, è positivamente colpito dalla disponibilità e dalla qualità delle materie prime. Ormai ho delle clienti internazionali, oltre a quelle italiane, come Tanja in Germania, Marie in Francia e Patricia negli Stati Uniti. Non le ho mai incontrate, ma è ormai come se ci conoscessimo, unite da un legame di stoffa e colori.



Come ti immagini Mimon tra qualche anno?

Immagino un laboratorio tutto mio ordinato ma non troppo, una grande stanza luminosa, un piccolo deposito, due o tre grandi tavoli da lavoro. Vorrei continuare a cucire personalmente ogni singolo manufatto, come faccio adesso. Vorrei conservare le collaborazioni che ho oggi, con alcuni negozi in Italia che hanno scelto Mimon, magari iniziare a collaborare anche con qualche negozio oltre i confini nazionali.

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Le storie di #ILYBI sono quelle di passione, bellezza e audacia di piccoli brand di tessile, accessori e home decor, di alta qualità che investono su artigianalità, processi di produzione più lenti e curati, attenzione a sostenibilità ambientale e selezione di materie prime. Piccole realtà in grado di creare con consapevolezza e arte capsule dalla qualità impeccabile e stile unico. SEI TU? PARTECIPA! 🌸 Scrivimi >> iloveyourbranditaly@gmail.com

PARTNER DEL PROGETTO: RETE TERRE DI CERRATE ➡ Nuove partership virtuose per i brand coinvolti in #ilybi2019 ❤ ➡ luoghi magici in cui uomo e natura si stringono al mano, in Puglia. Ma anche imprenditori che lavorano per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio rurale, ambientale, culturale. Si tratta di una vasta ed antica area di Puglia ancora poco conosciuta, poco più a nord di Lecce ed un vero incanto per chi cerca esperienze di turismo rurale ed autenticità. In alcuni dei luoghi più belli della #retedicerrate si ambienteranno gli shooting di #ilybi!

Mi chiamo Gioia Perrone, scrittura e fotografia sono state da sempre il centro di diramazione dei miei interessi, studi, passioni. Da diversi anni mi occupo di comunicazione digitale. Amo inventare format e sempre nuovi modi di connessione utili, sia nel campo della progettazione culturale che nel mondo dell’impresa. Per lavoro aiuto piccole e medie imprese a trovare la giusta voce, ricercare nelle proprie storie valori e punti di forza che le rendono speciali e a migliorare il modo in cui vivono e si raccontano sul web.
Con il format fresco di I LOVE YOUR BRAND ITALY (o #ILYBI) riesco a prendere confidenza e curare con creatività e slancio le prime necessità di un piccolo brand, mettendo in circolo contenuti di alta qualità. La consulenza personalizzata è una stanza in cui ci sediamo per attraversare insieme piccole-grandi rivoluzioni della storia che stai scrivendo. Scrivimi e raccontami in che punto si trova la tua storia!

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LEGGI LE ALTRE STORIE ARTIGIANE: Disegnare la Natura. Quando i gioielli sono amuleti | RADIKA, della designer Giorgia Negro.

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